La rivolta degli ultimi della terra è diventata una guerriglia civile

Ieri a Rosarno, cittadina di 15 mila abitanti nella Piana di Gioia Tauro, sembrava fosse tornata la calma dopo l’incontro tra prefetto, questore e comitato civico, seguito a quello tra commissario prefettizio (il comune è sciolto da tempo per infiltrazioni mafiose) e delegazione di extracomunitari. In serata, però, altri quattro immigrati sono stati feriti, due gambizzati con armi da fuoco e due presi a sprangate, e tutti finiti all’ospedale di Polistena. Nessuno dunque sa quale piega prenderà la rivolta.
8 GEN 10
Ultimo aggiornamento: 02:15 | 4 AGO 20
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Trecento extracomunitari, concentrati all’Opera Sila, una fabbrica in disuso in località Spartimento, armati di spranghe, bastoni, e circondati da una barriera di pneumatici in fiamme, hanno iniziato a fermare le auto su quel tratto popoloso della Statale 18, tra Gioia e Rosarno, prendendole d’assalto, spaccando i vetri dei negozi circostanti, seminando terrore. “Io cercavo di scattare alcune foto”, racconta al Foglio Domenico Mammola, giornalista di “Calabria ora”. “Mi sono trovato alle spalle del corteo e sono stato subito assalito dai migranti, che hanno preso a sassate parabrezza e lunotto posteriore. Mi è andata bene: dietro di me, una donna veniva costretta a scendere di forza, e ad assistere all’incendio della sua vettura”. Di fronte alla violenza, la polizia ha caricato. “Erano 30 contro 400” dice sempre Mammola. Intanto, nel centro di Rosarno, scoppiava la rivolta alla Rognetta, altro luogo di inumana residenza per circa 250 extracomunitari. E la popolazione reagiva: “Ho tirato via un nero che veniva preso a bastonate dai miei compaesani”, dice il rosarnese Giacomo Giacovazzo, dirigente della regione, che fa un quadro desolante della mancanza di lavoro e della miseria nera nel settore ortofrutticolo, dove un chilo di arance rende 6 centesimi e a raccoglierlo ne costa 10. Venerdì all’alba, Domenico Fazzari, vicepresidente della Valle del Marro, una cooperativa agricola che coltiva 120 ettari di uliveto confiscati alle famiglie ndranghetiste della Piana, dei Mammoliti, dei Piromalli, degli Alvaro, era pronto col suo furgone carico di pentole, bombole del gas, fornelli e gazebo, per andare a preparare la colazione agli extracomunitari di Rosarno, ma ha dovuto rinunciare.